Kyenge Cecile
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Reference for LOCAL AUTHORITY
Interview to Cecile Kyenge, Provincial Councellor of Modena
Contents |
Who is Cecile Kyenge
Cecile Kyenge, member of Comitato Primo Marzo, is a Provincial Councellor of Modena (Italy). She’s also a doctor oculist.
Introduction to the interview
MIGRANTS and POLITICS
A necessary pre-condition for the achievement of the MDGs goals is that of building a policy of dialogue between Local Authorities and civil society so that a more efficient and equitable model of development can be achieved, leading to inclusive and empowered communities. Such is the case for example of the city of Modena (Italy), where immigrates are invited to take part to the management of res publica through the so - called Immigrates Council. But, in the opinion of Cecile Kyenge – Provincial Councellor of Modena – that’s not enough. It’s first necessary to provide the immigrates with the tools requested to be really active in the political decision of the town. Starting from schools where immigrates can learn the Italian language, for example. Both immigrates and local authority need to be educated: inter-cultural competencies and know how focused to satisfy the needs of both locals and immigrates are a must.
For Cecile Kyenge, cultural stereotypes are the main problem, and to abate them the immigration matter should be inserted in the cultural policy of the town and not in the social policy, as they are at present.
Interview, video on YouTube, Italian language
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Is it important to involve immigrates in local politics? Why? Which criteria a local administration should follow in order to implement a successful policy for immigrates? The immigrates matter is a social issue or a cultural issue? |
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Interview, written integral edition- italian language
Intervista a Cecile Kyenge, Consigliere provinciale di Modena. Cecile Kyenge esercita anche la professione di medico oculista.
MIGRANTI e POLITICA
Tu che sei Consigliere provinciale di Modena, come vedi il coinvolgimento degli stranieri in politica?
Credo che il coinvolgimento dei migranti in politica sia fondamentale. Però, perché possano effettivamente partecipare, occorre innanzitutto fornire loro gli strumenti adeguati. Fino ad oggi sono state realizzate, a livello di Amministrazioni locali, le "Consulte dei migranti", strumenti che considero importanti ma che devono però adattarsi all’evoluzione dei tempi e del percorso migratorio. I migranti di oggi non sono più quelli degli anni Novanta, che non conoscevano nulla dell’Italia. Ai migranti di allora, come primo passo di un processo Partecipativo, permettevi anche di sedere in Consiglio comunale, ma senza diritto alcuno di parola o di voto. E se questa situazione allora poteva anche essere accettabile, oggi non lo è più.
Quali criteri per implementare una politica realmente a favore del coinvolgimento degli immigrati nella res publica?
Permettere ai migranti di partecipare ad una Consulta richiede a monte la necessità di fornire strumenti e una formazione di base adeguati. La persona che siede in Consiglio deve essere messa nelle condizioni di poter capire di che cosa si sta parlando. Anche perché questa persona deve comprendere l’importanza del posto che sta occupando, e deve poter esercitare il diritto di parola e il di voto. Il che permetterebbe davvero di poter incidere sulla scelta delle politiche locali.
La conoscenza degli strumenti vuol dire anche dare la possibilità di conoscere la lingua del posto, la lingua italiana. Una Regione, una Provincia, un Comune devono investire anche su questo. Offrire soluzioni concrete vuol dire che, se io ti prometto di farti conoscere la lingua, devo anche darti la possibilità di impararla, investendo in scuole in cui si insegni la lingua italiana.
Io cittadino migrante contribuisco al 9% del PIL, pago le mie tasse …. Quindi quando si parla di diritti teniamo presente che ai doveri adempiamo già.
Per quanto riguarda la Regione Emilia Romagna, il 6% delle pensioni degli italiani è pagato da un cittadino migrante, cioè da cittadino che molto probabilmente non arriverà alla pensione; inoltre, nel caso in cui decidesse di tornare nel paese d’origine, la sua pensione rimarrebbe tutta in Italia.
Un buon politico, una buona amministrazione devono mettere sul piatto un’analisi abbastanza approfondita della questione, e chiedersi: quali sono i bisogni fondamentali dei migranti? Quali i servizi fondamentali che utilizzano?
Quali sono i servizi pubblici più importanti per un migrante?
Un cittadino migrante deve investire innanzitutto nella propria salute. E’ fondamentale, perché se perde la salute perde il lavoro; se perde il lavoro perde il permesso di soggiorno, e come conseguenza si finisce al Centro di Identificazione ed espulsione. A seguire, i servizi che i migranti maggiormente utilizzano, essendo perla maggioranza nella fase più feconda e più attiva, sono gli asili nido e le scuole. Quindi una revisione di questi servizi, anche del welfare, visto in quest’ottica non sarebbe male. Ma questo lo fa un’amministrazione che di politica delle migrazioni capisce qualche cosa.
La formazione, che io ho detto deve riguardare i cittadini migranti, dovrebbe di fatto riguardare anche chi siede in posizioni di responsabilità nei confronti delle politiche relative ai migranti.
L'immigrazione è una questione sociale oppure è una questione culturale?
E’ molto importante dissociare il fenomeno immigrazione dalle forme di assistenzialismo, e per far questo bisogna innanzitutto combattere contro gli stereotipi invisibili.
Il fatto di inserire la questione immigrazione nell’ambito dei Servizi Sociali, per esempio, già ti inquadra come un problema, non come un fenomeno che stiamo attraversando e per il quale dobbiamo trovare tutti assieme una soluzione. Io la collocherei per esempio nell’ambito della Cultura, di modo che la questione immigrazione possa diventare un fenomeno culturale, un fenomeno di cambiamento di mentalità culturale, espressione di una nuova cittadinanza e di un nuovo modo di pensare.
Riguardo alla figura del mediatore interculturale?
I mediatori interculturali sono persone che fanno da tramite tra due culture differenti. Sono figure che devono essere formate. Non è come all’inizio degli anni ’90, quando cioè per il solo fatto di conoscere la lingua dello straniero il mediatore interculturale veniva coinvolto con il solo fine di fare da traduttore. Io nel mio lavoro di medico non voglio accanto a me persone con questo profilo. Non ho bisogno di una traduzione di quello che mi viene detto. Ho bisogno dell’interpretazione di una certa cultura. La crescente presenza di stranieri negli ambulatori dei medici di base richiede sempre più competenze, non solo tecnico-scientifiche, ma anche culturali nell’approccio a diversi modi di intendere la salute e la malattia. E’ necessario conoscere la cultura di chi ci sta di fronte per potere fare diagnosi accurate e garantire cure efficaci. E su questo io sono abbastanza rigida: occorrono formazione, competenza, capacità. E non limitarsi ad occupare una poltrona per il semplice fatto di essere un migrante …
Vedi anche, con la partecipazione di Cecile Kyenge: Medicina transculturale e società multietnica: un seminario a Modena - 28 novembre 2010
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